Apre al pubblico la chiesa di San Cosma, straordinaria opera del barocco napoletano in Puglia

L’esperienza dell’arte ha molti livelli di senso. Il più immediato è sicuramente quello emozionale ed è quello che il visitatore della chiesa di San Cosma a Conversano proverà alzando lo sguardo verso la sontuosa volta intinta di riverberi d’oro. Il secondo livello è quello tecnico e iconologico: riconoscere Paolo Finoglio dalla pennellata e dai chiaro-scuri di caravaggesca memoria oppure identificare i Santi Cosma e Damiano dai simboli del martirio (la palma e gli strumenti chirurgici n.d.r.) e dalla miracolistica.

Dal 31 luglio al 31 ottobre del 2021, grazie ad un protocollo d’intesa con il Comune di Conversano, la chiesa sarà aperta ai turisti tutti i giorni in orari prefissati (tranne il martedì). In passato, l’unico modo per accedervi era il contatto privato del suo Rettore.

La data ufficiale di fondazione della chiesa è iscritta nella volta: 1650. C’è motivo però di credere che già nel ’46 fosse ormai del tutto completata la struttura architettonica interna ed esterna e l’arredo pittorico degli altari. Tra l’altro, nel ’45 era morto Paolo Finoglio, il pittore campano voluto dalla committenza per celebrare, anzi ostentare, la propria potenza e prestigio.

Il culto dei santi Cosma e Damiano a Conversano aveva radici antiche. Nella prima metà del XV secolo il patronato comitale (sorta di custodia ufficiale del culto ad opera dei conti) pervenne per via ereditaria a Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, detto il Guelfo di Puglia, e a sua moglie Isabella Filomarino. La rifioritura del culto dei santi medici ad opera dei due non fu dovuta ad un pentimento, motivato magari dal fatto che il conte avesse avuto una condotta di vita tutt’altro che irreprensibile, ma ad un motivo contingente, forse legato alla salute precaria di qualche membro della famiglia o alla gestazione di Isabella. I conti vollero coinvolgere la collettività locale nella loro devozione e da qui l’idea della fondazione di una chiesa, che sarebbe stata lo status symbol del casato. Per questo la vollero splendida.

Un manufatto architettonico di altissimo profilo artistico, che raccoglieva il retaggio della cultura umanistico-rinascimentale della corte degli Acquaviva d’Aragona, e si proiettava quale cifra di prestigio nella competizione con le altre corti del Regno di Napoli. Da qui l’oro della volta, l’arte degli stucchi e il ricorso ai pittori più celebri.

L’edificio fu costruito sull’antica e fatiscente chiesa romanica di San Matteo, di cui conserva la facciata. L’interno è ad una navata con sette altari laterali impreziositi da tele, quasi tutte del Finoglio, e un altare-reliquiario. Sull’altare maggiore la pala dei santi titolari, per la cui esecuzione i conti si affidarono al pittore veronese Alessandro Turchi, detto l’Orbetto.

Guardando la volta assistiamo ad un film pittorico che ha come soggetto la parte finale della vita di Cosma e Damiano: la fase del martirio e l’attività taumaturgica (in un rapporto di 7 sequenze a due che ruotano intorno alla visione beatifica incastonata nell’ovale centrale). Gli affreschi sono del Finoglio e dei suoi allievi. Per il gioco scenografico degli stucchi e delle cornici è stato ipotizzato l’intervento dell’architetto Cosimo Fanzago, creatore di opere simili a Napoli. Ancorati ai quattro angoli e riccamente incorniciati gli stemmi della committenza.

La cifra stilistica barocca è, inconfondibile, nella dinamicità e fantasia delle forme, guidate però da un’impostazione razionale e geometrica. Se si vuol capire la sindrome di Stendhal questo è il posto giusto: la luce dell’oro insieme alle “monadi pittoriche”, volutamente disorganiche, generano un turbinìo mentale atto a spezzare ogni resistenza logica.

Fonte: Archivio Diocesano Conversano

 

ORARIO VISITE TURISTICHE:

Lunedi        10-12 e 17-20

Martedì          chiuso

Mercoledì   10-12 e 17-20

Giovedì      10-12 e 17-20

Venerdì      10-12 e 17-22

Sabato       10-12 e 17-22

Domenica  10-12 e 17-22

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