Olio Ribatti, dal sogno americano alla realtà pugliese

In Puglia la produzione di olio d’oliva si interseca spesso a storie familiari che si tramandano di generazione in generazione, sfidando lo scorrere del tempo. Olio Ribatti rappresenta proprio una di quelle storie, erano gli inizi degli anni trenta quando Francesco De Palma decise di intraprendere un viaggio in America alla ricerca della sua fortuna. Sette anni lontano da casa e quella maledetta nostalgia, la mancanza della famiglia e di sua moglie, che cercava di alleviare scrivendole lettere d’amore.  La fortuna con Francesco non fu avara e con i suoi risparmi tornò a casa e riuscì a comprare un frantoio e i suoi primi terreni per iniziare la produzione di olio. Oggi in azienda è presente la quarta generazione, ma nessuno dimentica i sacrifici fatti dai predecessori per coltivare un sogno, oggi diventato realtà, che ha attraversato l’altro Mondo.

Francesco, come nasce la vostra storia?

La nostra storia parte nel 1935, io sono nipote di due nonni frantoiani, sono la terza generazione e mio figlio Cataldo, invece, rappresenta la quarta. Tutto partì da mio nonno Francesco De Palma, che decise agli inizi degli anni trenta di sbarcare in America alla ricerca di fortuna. Mio nonno era rimasto orfano di padre in giovanissima età e viveva con sua mamma e i suoi fratelli in una situazione di povertà assoluta. La decisione di partire gli maturò perché voleva assicurare alla propria famiglia un futuro migliore, rispetto al suo e ci provò alla volta di  New York. In quegli anni nella Grande Mela il business si concentrava d’inverno sulla commercializzazione del carbone e d’estate sul ghiaccio. In quei sette anni lontano da casa giurò amore eterno a mia nonna, con la quale, mantenne un rapporto epistolare proprio per alleviarne la mancanza. Con i risparmi accumulati dalla parentesi americana rientrò in Puglia, comprò frantoio e terreni e di lì partì tutto.

Tutto ebbe inizio dal coraggio di suo nonno?

Se mi guardo indietro e immagino alla strada fatta provo emozione e orgoglio. Mio nonno all’inizio produceva olio sfuso, solo dal 1975 iniziò anche a imbottigliarlo. Nel 1935 nacque mio padre, che poi nel concreto è stato l’unico dei fratelli a prendere in mano le sorti dell’azienda. Mio padre era il quarto figlio, tra due sorelle e un fratello, che scelse la via del sacerdozio, si innamorò di mia madre sul posto di lavoro, anche lei proveniva da una famiglia di frantoiani. Io sono l’unico maschio di famiglia, nato con la vocazione per l’olio extra vergine d’oliva di qualità. Dopo il diploma in ragioneria decisi di continuare il mio percorso di studi iscrivendomi all’università d’economia, ma dopo qualche anno lasciai, vedevo i miei genitori carichi di lavoro e io scalpitavo per aiutarli, così abbandonai i libri per indossare i panni del produttore. Da sempre ho affiancato mio padre nelle scelte importanti, che hanno determinato una crescita strutturale della nostra azienda, infatti, nel 1983 sotto mia spinta, papà decise di acquistare un nuovo frantoio. Oggi abbiamo una trentina di ettari di proprietà, il grosso del nostro lavoro deriva soprattutto dalle olive dei nostri conferitori.

Che annata è questa per l’olio pugliese?

La campagna si concluderà tra due mesi, i prezzi sono andati al ribasso perché abbiamo una resa di olio più bassa rispetto alle precedenti, la colpa è da attribuire alle temperature troppo calde e alla mancanza di pioggia, che hanno caratterizzato la nostra estate. Posso confermare già da ora che l’olio di quest’anno è di estrema qualità.

Il cambio generazionale cosa ha comportato?

Con l’arrivo di mio figlio in azienda ho ridisegnato un nuovo assetto commerciale che potesse intensificare il mercato Italia e quello estero. Abbiamo aumentato gli impianti di molitura e abbiamo riprogrammato una serie di fiere a cui partecipare, insomma siamo ripartiti.

Un auspicio per il futuro?

Realizzare una migliore cultura per quanto riguarda l’olio extra vergine d’oliva di qualità, come dicono i nostri slogan di riferimento l’olio sta bene su tutto e deve essere al centro di ogni tavola. Bisogna divulgare sugli effetti benefici che l’evo produce sia a livello fisico, che come esaltatore di sapore delle pietanze stesse. La nostra filosofia è diffondere l’importanza.

 

 

 

 

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