Il Falcone Riserva, la storia di un vino diventato icona

Ho sempre adorato essere al tramonto tra le vigne che guardano innalzarsi in lontananza il meraviglioso Castel del Monte, con le piccole nubi rosa che sembrano dipinte della stessa luce che riverbera la nobile dimora. Ad oggi non è ancora chiaro quale fu la sua funzione: perché tutta quella matematica nel ricorrente numero otto che vi si ritrova dalla pianta al profilo e al numero delle torri? Il mistero mi toglie sempre il fiato, come il suo vino straordinario dell’omonima Docg, che abbraccia i comuni della Puglia Sveva più suggestiva.

Se con Negramaro e Primitivo, varietà peraltro completamente diverse tra loro, si ha l’idea di un rosso maestoso e perlopiù opulento, con i vini da uva Nero di Troia il registro cambia completamente e la partita si gioca tutta sul connubio potenza/eleganza.

In questo l’etichetta principe resta Il Falcone Riserva della Rivera, vino che ha fatto storia grazie alla lungimiranza della famiglia De Corato, primissimi imbottigliatori in zona (già dal dopoguerra), che con il loro omaggio a Federico II di Svevia appassionato di falconeria, hanno portato sulle tavole di mezzo mondo l’espressione enologica più preziosa di questa terra.

Castel del Monte Rosso Il Falcone Riserva 2015 RIVERA

Nero di Troia 70%, altre varietà 30% – € 15

Nato a inizio anni Settanta, questo rosso da assemblaggio di uve del territorio è la perfetta risultante del clima ideale dell’Alta Murgia, fresco e piovoso durante l’inverno e mitigato dai venti marini durante la calura estiva e del suolo calcareo e roccioso che gli dona eleganza.

Nuance granato adamantino per un naso completo da cui zampillano intensi profumi di frutti rossi e neri, spezie scure e dolci, tabacco da fiuto e sgargiante tocco floreale, il tutto abbracciato da profondi toni di liquirizia, cuoio e carcadè. L’integrità dell’olfatto è idealizzata nel sorso, un ciclone di austerità e tannino smaccatamente strepitante, che poco a poco allenta la morsa in chiusura dove pregiate note speziate delineano la lunga persistenza. Maturato tra barrique e botte grande. Squisito su coscio d’agnello al forno.

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@lugrippo

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